Vrak TharZabrak · Matukai · Vecchia Repubblica

Diario personale

voce di Vrak Thar
Registro tenuto in prima persona, sessione per sessione. Non è un verbale della partita: è quello che Vrak sa, crede e ricorda — comprese le cose sbagliate. Le voci più vecchie non si correggono a posteriori, si contraddicono con quelle nuove.

Registro

4 voci
Sessione 03— secondo giorno a Nanth City

Carne da cannone

Siamo partiti dal negozio di Akrim Yotz, il duros amico di Tuus. Gli ho fatto vedere la spada: sa cos’è, ma non sa che farci e non sa nemmeno a chi mandarmi. Ren invece cercava il devaroniano per fargli vedere una cosa, e credo di sapere quale: quella che si toccava in tasca ossessivamente sulla nave cargo. Akrim gli ha detto di ripassare più tardi.

Nell’attesa siamo andati in una delle arene cittadine. Gli incontri in questa non sono mortali, e ci viene a combattere un po’ di tutto: ex mercenari, ex soldati, gente come me. Il campione è un gen’dai che si chiama Yastur, e lo è da sempre. Ho vinto i primi due incontri e ho smesso per oggi. A Odarn ho imparato che una serata buona va chiusa prima che tutto possa precipitare.

Poi la caserma della Banda Nobile. Imponente e ben difesa, dentro pulita e pratica, senza niente di superfluo. Uniformi e armature negli stessi colori di Xenja Dwiz, sui grigi, i marroni e i verdi, e chi gira armato porta quasi sempre armi da mischia. Specie di ogni tipo: molti umani, molti twi’lek, ma anche togruta e altri.

Ci ha ricevuti il capitano Aomar, un umano che sembra tutto tranne un capitano. Il lavoro è questo: le Bende Nere si stanno allargando nelle zone della Banda Nobile, soprattutto in certi vicoli dove passano gli speeder per i loro traffici. Barricate, trappole, agguati. In un punto hanno tirato su una barricata vera, container e veicoli abbandonati uno sopra l’altro, e là dentro attaccano chiunque. Indagare è rischioso, e per questo Aomar ci manda gente che non gli dispiace perdere. Cioè noi.

Per strada abbiamo raccolto un po’ di voci. Le piccole alleanze tra le bande sono saltate tutte, adesso è ognuno per sé, e la Banda Nobile fa sempre più fatica a farsi rispettare.

Al negozio abbiamo trovato il duros e Tuus che chiacchieravano. Ren ha detto al devaroniano che lo manda Sella Ven, una miraluka, e che ha un oggetto che forse lui sa analizzare. Mi sono allontanato per lasciarli parlare. Non sono affari miei finché Ren non decide che lo sono.

Quando è uscito mi ha spiegato che c’è qualcuno che potrebbe saperne di più, ma che parlarci non è facile. Si chiama Kal Damer ed era bibliotecario a Nanth City. Poi se l’è presa con le bande e le ha fatte fuori per davvero, non si sa come. Adesso vive da solo, in profondità nel territorio delle Bende Nere, e loro hanno paura di lui. Dicono che è pazzo. Dicono anche che è la persona più colta della città, sempre che sia ancora vivo.

Il posto dove dobbiamo andare è stato segnato sulla mappa da Aomar. La strada ovvia è un vicolo esposto che le bande tengono d’occhio, ma ce n’è una laterale che entra più a fondo nel territorio delle Bende Nere senza dare nell’occhio. Abbiamo preso quella.

Il taxi ci ha lasciati all’imboccatura del vicolo. Barboni, gente losca che ti passa accanto senza dire una parola, droidi vecchi mangiati dalla ruggine. Più si va avanti e più è povero, finché a un certo punto non c’è più nessuno. Abbiamo tolto il pannello, siamo entrati in un tunnel di lamiera e in fondo ne abbiamo tolto un altro. Siamo usciti al coperto, dietro uno speeder.

C’erano tre voci. Due da uomo, grosse: «Ragazza, hai finito di darci fastidio», «Adesso ti ammazziamo». La terza era di una ragazza che giurava che era un malinteso e che non aveva fatto niente. Due energumeni con la benda nera. Li abbiamo presi alle spalle e sono morti tutti e due, con la ragazza che si è liberata e ci ha dato una mano. Sa il fatto suo. I cadaveri li abbiamo infilati nel tunnel e abbiamo richiuso il pannello.

Si chiama Nala. Deve recuperare qualcosa qui dentro e non ci ha detto cosa. Conosce il posto meglio di noi, e nei paraggi c’era una pattuglia di Bende Nere da prendere di sorpresa, quindi ci siamo messi insieme. Mi fido di lei quanto basta per avercela accanto, non di più.

La pattuglia era di sette. È stato uno scontro duro, e ne sono uscito con più colpi addosso di quanti ne abbia presi in tutto il viaggio. Sei sono morti. Il settimo l’abbiamo tenuto vivo, perché ci deve dire cosa ci aspetta più avanti e dove si trova quello che cerchiamo.

Sessione 02— primo giorno a Nanth City

Il porto chiuso

L’avvicinamento è finito male. Un colpo di blaster di un calibro che non avevo mai visto ha preso il cargo davanti a noi e lo ha aperto in mille pezzi. Deevo ha portato la Starspot fuori dalla linea di tiro con una serie di manovre che a bordo non ha capito nessuno, ha incassato il poco che non è riuscito a evitare e ci ha messi giù sul molo d’attracco schiantandocisi sopra, letteralmente. Siamo scesi tutti sulle nostre gambe. L’ho ringraziato. Sapeva che la tratta si stava facendo movimentata, ma una cosa del genere non se l’aspettava nemmeno lui.

Poi un’ora fermi sul molo, per accertamenti. Alla fine ci hanno sbloccati e ci hanno detto che un ufficiale di sbarco ci avrebbe spiegato l’accaduto in caserma.

Scendendo mi sono accorto di due cose. La prima è che questa città ha palazzi che volano, e tra un palazzo e l’altro si muovono a stormi delle piccole macchine che a occhio fanno manutenzione. La seconda è che il twi’lek che viaggiava con noi era teso nel modo sbagliato da quando l’ufficiale gli aveva rivolto la parola.

La caserma è a due passi dal molo. Ci hanno interrogati uno alla volta: prima l’umano con la famiglia, poi il capitano. Nel frattempo l’uomo dai capelli bianchi si è presentato. Dice di essere «un cugino degli arkaniani», e che non sono rimasti in tanti come lui. Sahra ha insistito come fa solitamente, e alla fine è venuto fuori che gli arkaniani veri la sua gente l’hanno sterminata quasi tutta. Gli ho detto che per essere sopravvissuto doveva essere tosto. Volevo fargli un complimento e si è incupito. C’è dell’altro, e mi dispiace per lui.

Poi il twi’lek ha fatto saltare la stanza degli interrogatori con un detonatore termico. Là dentro non si è salvato nessuno tranne l’ufficiale che lo stava interrogando. Lui è uscito e ci è venuto addosso. L’abbiamo ucciso in un breve scontro: io, l’arkaniano e il capitano Deevo. Mi ha lasciato una ferita sul braccio destro e mi ha lasciato anche una certezza, cioè che era d’accordo con quelli che ci avevano sparato addosso in avvicinamento.

Ci hanno chiesto di aspettare e ci hanno ringraziati. Poi ci hanno spiegato come stanno le cose. Quello che è successo oggi è la goccia: lo spazioporto di Nanth’ri è chiuso, e resta chiuso finché la piaga delle bande non sarà debellata. Nessuno entra e nessuno esce. Ci hanno anche fatto capire che in un momento come questo della gente come noi può tornare utile, e che si paga. A me servono crediti, e se si tratta di togliere di mezzo qualche sgherro di banda non ho problemi di coscienza.

Ho proposto all’arkaniano — si è presentato come Ren — di muoverci insieme, perché in una città del genere due individui sono più al sicuro di uno e perché il devaroniano serve a entrambi.

Prima della cantina siamo passati dall’infermeria per il mio braccio. Per strada un droide-persona ci si è parato davanti e ha cominciato a farci domande senza capo né coda: l’abbiamo aggirato. All’infermeria volevano una cifra che per un taglio non ero disposto a pagare, quindi ho deciso di dormirci sopra.

La cantina di Eetha è uno dei locali più grandi del quartiere: neon fuori, musica che si sente dalla strada, stracolmo di gente di tutte le razze. La padrona ci ha dato vitto e alloggio a un prezzo onesto e ci ha spiegato che lì dentro non si comprano soltanto da bere e compagnia: si comprano informazioni, ed è la voce che rende di più.

Poi abbiamo passato qualche ora senza pensare a niente. Mangiato, bevuto, ballato, io Sahra e Ren. Era da molto che non stavo così, e mi sono accorto che non sapevo più bene come si fa. Sahra invece sì.

Alla fine abbiamo comprato le informazioni che ci servivano: la città, chi la tiene e chi se la spartisce, e Tuus Dwykes per primo. Mezz’ora con l’informatrice twi’lek, un elenco di nomi che ho messo per iscritto e la sensazione precisa di essere sceso su un pianeta chiuso a chiave. Poi siamo andati a dormire.

Sessione 01— ultimo giorno di rotta

Il volto della Ziigar

Siamo quasi arrivati. Il viaggio nel complesso è stato una noia: turni, filtri, container e niente che valga la pena di raccontare. Ho lavorato quanto bastava per non pagare il passaggio, e Sahra ha fatto quello che le riesce meglio, cioè parlare con tutti e piacere a tutti.

Tra i passeggeri ce n’è uno che mi ha colpito in particolar modo. Umanoide, pelle bianca e capelli bianchi, ha pagato il trasporto in contanti, una cosa che ormai non fa quasi nessuno. Ogni pochi minuti gli va la mano all’altezza di una tasca. Non ci mette dentro niente e non tira fuori niente: controlla soltanto che ci sia ancora quello che dovrebbe esserci. Conosco quel gesto, l’ho fatto per anni anch’io con altre cose.

Scendiamo su Nanth’ri, quadrante Q12. Sahra mi ha spiegato che in cento anni il pianeta ha cambiato bandiera cinque volte: Repubblica, Sith, Hutt, di nuovo Sith e adesso di nuovo Repubblica. Sta appoggiato al margine del controllo Hutt in una zona che nessuno tiene davvero, e il governo repubblicano ci arriva con le maglie molto larghe, quindi di fatto si amministra da solo. Per due persone che non vogliono essere cercate va benissimo.

Il pianeta è di dimensioni medie, con un anello esterno che non è soltanto roccia. Là dentro galleggia parecchio metallo, e il metallo in orbita di solito ci arriva in un modo solo.

Il capitano si chiama Xerle Deevo e la nave è l’astrocargo Starspot, la cui rotta finisce nei Mondi del Nucleo. Il capitano è una persona affabile e il nome lo conoscono in molti. La cintura di asteroidi l’abbiamo superata senza che nessuno alzasse la testa.

La mia spada laser fa schifo e non è affidabile, e questo è un problema che rimando da troppo tempo. Sahra ha passato il pomeriggio a mostrarmi immagini di mercanti e trafficoni di Nanth City che potrebbero metterci le mani. Aavo, un droide-persona, che si è messo in testa un elmo mandaloriano perché a suo dire gli conferisce “maggiore autorità”. Craan Niraax, mon calamari, che aveva il negozio più quotato della città e non sopporta i droidi-persona perché sostiene che gli abbiano portato via i clienti. Tuus Dwykes, devaroniano, veterano di guerra con mezza galassia alle spalle e diversi padroni serviti.

Come posto sicuro Sahra ha trovato una cantina, gestita da una twi’lek che si chiama Eetha Sinwun: schiava, poi libera, poi padrona di un locale che tiene con la stessa durezza con cui si è comprata la libertà. Sembra proprio che faccia al caso nostro.

Pare che la Ziigar su Nanth’ri ci sia, ma senza un peso particolare. Possiamo stare tranquilli. Poi Sahra mi ha mostrato il ritratto di Yevan Ziigar, il presidente della Ziigar Industries, e ho scoperto una cosa che non mi aspettavo. Per trentun anni la Ziigar è stata un timbro sui documenti, una sigla stampata sui respiratori e una voce di contratto a nome dei Thar. Adesso ha una faccia. Ho guardato quel ritratto molto più a lungo del necessario e mi sono ritrovato arrabbiato in un modo che non provavo da anni. A Sahra non l’ho detto.

Sessione 00— settimo giorno di rotta

Sette giorni di stiva

Siamo saliti che era ancora buio e da allora sono passati sette giorni. Il capitano non ha chiesto niente oltre ai nomi, e nemmeno quelli con troppa insistenza. Io lavoro il passaggio: turni in stiva a rizzare i container, i filtri da pulire a fine ciclo, la roba che nessuno vuole fare e che a me non pesa. Sahra viaggia da passeggera, che era il punto di tutto l’accordo.

L’equipaggio è di sei persone e un droide da carico che si pianta ogni tre sollevamenti; il meccanico gli parla come si parla a una vecchia bestia malandata. Poi ci siamo noi che paghiamo il posto. Una famiglia di stagionali, sei tra grandi e piccoli, diretti a un contratto di raccolta che hanno firmato senza vedere il campo. Due mercanti che passano le sere a litigare sui noli e la mattina dopo mangiano insieme. Un uomo che è sceso dalla cuccetta tre volte in una settimana e che ha pagato in contanti. Tutti sanno dove scendono. Noi due siamo gli unici a bordo senza una risposta. Quando me l’hanno chiesto ho detto che vediamo, e mi sono accorto che suonava male.

Sahra non aveva mai visto lo spazio. Passa più tempo di quanto ammetta all’oblò di poppa, dove il vetro è rovinato e non ci va quasi nessuno.

Ho chiesto quali scali fa questa rotta e mi hanno elencato nomi che non conoscevo, senza date e in un ordine che secondo il meccanico cambia a seconda del carico. Uno di quei posti può andare bene. Se non è il primo scalo sarà il secondo. Abbiamo i risparmi intatti e nessuno alle calcagna, per ora.

Yrenial se n’è andata sette anni fa senza dire dove, e continuo ad allenarmi ogni giorno lo stesso, in stiva, tra un turno e l’altro, dove non mi vede nessuno. Il corpo fa quello che la testa non chiede più. Ho ancora la lama laser che ho messo insieme da solo. Funziona, e sotto la tuta non la nota nessuno.

Quello che non mi torna è perché me lo domandino tutti, dove andiamo. Forse a bordo si capisce prima che altrove quando uno sta scappando da qualcosa.