Carne da cannone
Siamo partiti dal negozio di Akrim Yotz, il duros amico di Tuus. Gli ho fatto vedere la spada: sa cos’è, ma non sa che farci e non sa nemmeno a chi mandarmi. Ren invece cercava il devaroniano per fargli vedere una cosa, e credo di sapere quale: quella che si toccava in tasca ossessivamente sulla nave cargo. Akrim gli ha detto di ripassare più tardi.
Nell’attesa siamo andati in una delle arene cittadine. Gli incontri in questa non sono mortali, e ci viene a combattere un po’ di tutto: ex mercenari, ex soldati, gente come me. Il campione è un gen’dai che si chiama Yastur, e lo è da sempre. Ho vinto i primi due incontri e ho smesso per oggi. A Odarn ho imparato che una serata buona va chiusa prima che tutto possa precipitare.
Poi la caserma della Banda Nobile. Imponente e ben difesa, dentro pulita e pratica, senza niente di superfluo. Uniformi e armature negli stessi colori di Xenja Dwiz, sui grigi, i marroni e i verdi, e chi gira armato porta quasi sempre armi da mischia. Specie di ogni tipo: molti umani, molti twi’lek, ma anche togruta e altri.
Ci ha ricevuti il capitano Aomar, un umano che sembra tutto tranne un capitano. Il lavoro è questo: le Bende Nere si stanno allargando nelle zone della Banda Nobile, soprattutto in certi vicoli dove passano gli speeder per i loro traffici. Barricate, trappole, agguati. In un punto hanno tirato su una barricata vera, container e veicoli abbandonati uno sopra l’altro, e là dentro attaccano chiunque. Indagare è rischioso, e per questo Aomar ci manda gente che non gli dispiace perdere. Cioè noi.
Per strada abbiamo raccolto un po’ di voci. Le piccole alleanze tra le bande sono saltate tutte, adesso è ognuno per sé, e la Banda Nobile fa sempre più fatica a farsi rispettare.
Al negozio abbiamo trovato il duros e Tuus che chiacchieravano. Ren ha detto al devaroniano che lo manda Sella Ven, una miraluka, e che ha un oggetto che forse lui sa analizzare. Mi sono allontanato per lasciarli parlare. Non sono affari miei finché Ren non decide che lo sono.
Quando è uscito mi ha spiegato che c’è qualcuno che potrebbe saperne di più, ma che parlarci non è facile. Si chiama Kal Damer ed era bibliotecario a Nanth City. Poi se l’è presa con le bande e le ha fatte fuori per davvero, non si sa come. Adesso vive da solo, in profondità nel territorio delle Bende Nere, e loro hanno paura di lui. Dicono che è pazzo. Dicono anche che è la persona più colta della città, sempre che sia ancora vivo.
Il posto dove dobbiamo andare è stato segnato sulla mappa da Aomar. La strada ovvia è un vicolo esposto che le bande tengono d’occhio, ma ce n’è una laterale che entra più a fondo nel territorio delle Bende Nere senza dare nell’occhio. Abbiamo preso quella.
Il taxi ci ha lasciati all’imboccatura del vicolo. Barboni, gente losca che ti passa accanto senza dire una parola, droidi vecchi mangiati dalla ruggine. Più si va avanti e più è povero, finché a un certo punto non c’è più nessuno. Abbiamo tolto il pannello, siamo entrati in un tunnel di lamiera e in fondo ne abbiamo tolto un altro. Siamo usciti al coperto, dietro uno speeder.
C’erano tre voci. Due da uomo, grosse: «Ragazza, hai finito di darci fastidio», «Adesso ti ammazziamo». La terza era di una ragazza che giurava che era un malinteso e che non aveva fatto niente. Due energumeni con la benda nera. Li abbiamo presi alle spalle e sono morti tutti e due, con la ragazza che si è liberata e ci ha dato una mano. Sa il fatto suo. I cadaveri li abbiamo infilati nel tunnel e abbiamo richiuso il pannello.
Si chiama Nala. Deve recuperare qualcosa qui dentro e non ci ha detto cosa. Conosce il posto meglio di noi, e nei paraggi c’era una pattuglia di Bende Nere da prendere di sorpresa, quindi ci siamo messi insieme. Mi fido di lei quanto basta per avercela accanto, non di più.
La pattuglia era di sette. È stato uno scontro duro, e ne sono uscito con più colpi addosso di quanti ne abbia presi in tutto il viaggio. Sei sono morti. Il settimo l’abbiamo tenuto vivo, perché ci deve dire cosa ci aspetta più avanti e dove si trova quello che cerchiamo.